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Kim, Kaan, Roel, Yohan, Claudio, Fernando, Masaharu.
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una storia di Kim Hou
Kim Hou

Andando contro il parere di insegnanti, colleghi e amici, Kim ha messo in discussione il fashion system per dare vita a “About a Worker”, un brand che valorizza il talento creativo dei lavoratori dell’industria della moda permettendo loro di progettare e produrre la propria collezione. Oggi, finiti gli studi in Olanda, porta avanti il suo progetto a Parigi insieme all’amico e socio Paul Boulenger.

Dopo uno stage in una grande casa di moda a New York, sarei dovuta tornare a Eindhoven a finire i miei studi in Fashion Design. È in quel momento che ho realizzato che non potevo continuare quel percorso.

Il design, ciò di cui mi occupo da sempre, ha il potere di risolvere problemi reali dando forma a oggetti con uno scopo, ma quando imbocchi la strada della moda devi confrontarti con tutte le sue contraddizioni.

È per questo che ho fondato About a Worker, un brand che permette ai lavoratori dell’industria tessile di esprimere il proprio punto di vista su questa realtà attraverso vestiti disegnati e prodotti da loro.

Dovremmo considerare questi operai gli artigiani del ventunesimo secolo. Hanno svolto per anni la stessa attività, arrivando a padroneggiare la tecnica alla perfezione.

Eppure non vengono mai coinvolti nel processo creativo.

Sono convinta che il frutto del loro impegno possa diventare un ponte tra l’elite culturale e la forza lavoro, per discutere e realizzare nuovi sistemi di produzione finalmente adatti ai nostri tempi.

Credevo, e credo ancora, che la Cina sia il paese su cui il mio progetto può avere l’impatto più grande.

Amici, colleghi e insegnanti però hanno sempre frenato il mio entusiasmo, fin dall'inizio.

Dicevano non avrebbe mai funzionato, che mi sarei presto scontrata con barriere culturali e reticenza al cambiamento.

A New York ho trovato il clima giusto in cui coltivare il progetto, grazie soprattutto al supporto e ai contatti di alcuni amici decisamente più pratici di business di me.

Ho dovuto insistere con la mia università per avviare un progetto pilota di sei mesi e costruire la mia prima collezione, che è anche la mia tesi di laurea.

Prima di cercare un’industria a cui propormi ho sviluppato una metodologia di progetto in grado di avvicinare i lavoratori al mondo del design e alle sue pratiche.

I primi quattro operai con cui ho collaborato in Francia avevano il talento ma non gli strumenti per gestire il processo creativo, dalle prime suggestioni alla collezione finale. Non volevo ricalcare una metodologia classica, e ho insistito affinché l’ispirazione per la collezione arrivasse dalla loro esperienza personale e non, come succede spesso, da qualche suggestione estemporanea. Ora sono consapevoli del loro potenziale, e non è da escludere che alcuni continuino su questa strada, magari fondando un proprio brand.

Questi lavoratori oggi sono il volto del nostro progetto in tutto il mondo.

I loro capi, che sono i protagonisti della campagna Kickstarter con cui cerco di finanziare la produzione, sono riusciti ad arrivare sulle passerelle della fashion week olandese battendo lo scetticismo dei miei docenti.

Giorno dopo giorno, le cose si complicano e le sfide aumentano.

Tra aspetti produttivi e commerciali, mi trovo ad affrontare problemi tutt’altro che creativi che non avevo considerato. Stiamo ricevendo molta attenzione ma ancora pochi finanziamenti, cosa per cui credo serva tempo ed esperienza. Per il momento sono contenta di come io e il mio socio Paul siamo riusciti a restare fedeli alla nostra identità malgrado le avversità del mercato. Crescendo troveremo il coraggio e i fondi necessari per coinvolgere realtà industriali più grandi e amplificare la portata del nostro progetto.

Sono convinta che la moda subirà una trasformazione radicale nei prossimi due o tre anni. Ciò che conta saranno le esperienze e, soprattutto, le persone.

Un giorno non mi dispiacerebbe sapere cosa ne pensa Anna Wintour del nostro progetto. Spero che About a Worker evolva presto da fashion brand a piattaforma aperta al talento dei giovani, generando un impatto positivo su tutta l'industria e sulla vita di chi ci lavora.

Quello che ha fatto per la mia vita è darmi qualcosa di significativo in cui credere e su cui lavorare.

Per me -che sono cresciuta tra Francia e Cina- rappresenta l’opportunità di mettere in pratica la mia capacità di connettere culture e realtà apparentemente distanti tra loro.

Questa è l’occasione di trasmettere attraverso il valore estetico di ciò che realizzo un messaggio di cui andare orgogliosa.
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