Non perdere la prossima storia
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Kim, Kaan, Roel, Yohan, Claudio, Fernando, Masaharu.
Storie ancora tutte da scrivere, che aspettano solo di essere lette.

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Hyoungtae Yohan
capitolo 06
Se vuoi vivere della tua passione,
devi renderla un lavoro.
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Ibby
capitolo 010
Io sono l’unico padrone del mio destino.
Jakub
Se vuoi vivere
della tua passione,
devi renderla un lavoro.
una storia di Nicoletta Crisponi
Nicoletta Crisponi

Nicoletta Crisponi ha lasciato il lavoro in un’agenzia di comunicazione a Milano per inseguire il sogno di visitare tutto il mondo e mettere alla prova la teoria dei 3 gradi di separazione, trovando ospitalità solo attraverso la rete dei suoi amici. Ora che il suo viaggio si è concluso, sta valutando se, e soprattutto come, trasformare questa esperienza in un lavoro a tempo pieno.

Giro il mondo da 12 mesi e la domanda che ho sentito più spesso da quando sono partita è “come ti mantieni?”. Per molti è incredibile che io stia davvero lavorando.

Può sembrare che io ora abbia una vita straordinaria, e per certi versi è proprio così. Ma è anche molto faticosa.

Partire, passare un anno lontano dalla famiglia e viaggiare da sola, contando solo sulla rete di amici e di amici degli amici, non è semplice.
Nuove mete, nuovi volti, nuove rotte: il flusso continuo di informazioni non ti permette di rilassarti nemmeno per un istante.

Come per ogni salto nel vuoto, è stato necessario un pizzico di incoscienza.

È quello che si dice "fare il passo più lungo della gamba". Per quanto tu possa programmare tutto (ed è importante farlo), l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Devi imparare a conviverci, ad arrenderti quando serve al corso degli eventi.

Ho preso al volo un’intuizione nata per caso andando a Bologna in Bla Bla Car, dove un compagno di viaggio mi ha parlato per la prima volta del Round World Ticket, e l’ho trasformata in realtà. La vita è piena di segnali così, dobbiamo saperli riconoscere e cogliere. Tutto il resto l’ha fatto la determinazione.

Il problema è che l’Italia non è culturalmente pronta a sostenere scelte come la mia.

I vantaggi dello smart working, ad esempio, non vengono compresi. Abbiamo un costante bisogno di controllo, orari rigidi e ferie programmate che non permettono di organizzare il proprio lavoro in autonomia. Se alle quattro ho finito il mio lavoro perché mai devo restare in ufficio fino alle sei? Non conviene né a me né a chi mi deve pagare.

Amo il mio lavoro e amo viaggiare, possibile che si debba sacrificare una passione all’altra?

Ho capito che per viaggiare dovevo licenziarmi.
Port Barton Palawan Philippinnes
Lake Side Pokhara Nepal
Lancelin Sand Dunes Australia

Sono sempre stata una donna indipendente, e prima di rinunciare a una fonte sicura di guadagno e partire ho dovuto risparmiare per due anni. Anni di grandi e piccoli sacrifici, come resistere a qualche invito a cena.

Quando sei un blogger la tua rete è la tua risorsa, la tua moneta. All’inizio, però, non avevo una community da proporre ai brand. Ho dovuto trovare il modo di presentare il mio progetto alle aziende affinché risultasse credibile, per ottenere il loro supporto e risparmiare soldi.

Questa è la parte che incuriosisce di più quanti vorrebbero fare il mio stesso lavoro. Non c’è una risposta semplice però.

Può suonare spietato, ma se non hai alcuna idea di come procurarti degli sponsor, è probabile che non ci riuscirai mai.

Un progetto del genere richiede ricerca, studio e una conoscenza profonda del marketing, perché lavorare con i brand è complesso: anche se sei in continuo movimento devi saper garantire precisione e puntualità.

Il fatto che io sia in viaggio e abbia raccolto così tante persone intorno a me è di per sé già un traguardo. Io sono il volto di questo progetto, ma dietro le quinte lavorano quasi dieci collaboratori. Mi aiutano a creare i contenuti per il blog e per i miei social network. Sono tutti volontari, e non essere in grado di ricompensarli in alcun modo mi fa sentire in colpa.

Considererò questo progetto un successo se riuscirò a dare anche ai miei collaboratori la mia stessa opportunità.

Per riuscirci, devo capire se questa esperienza può diventare un lavoro vero, una professione a tempo pieno. La prima cosa che farò una volta tornata a casa è godermi un po’ di relax. La seconda, fare un bilancio di quest’anno di lavoro e valutare se vale la pena andare avanti o se conviene invece iniziare qualcosa di nuovo.

Non ho mai avuto paura di ricominciare tutto da capo. Ciò che mi spaventa davvero è restare incastrata nella routine.
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