Non perdere la prossima storia
Non perdere la prossima storia Get ready for
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Kim, Kaan, Roel, Yohan, Claudio, Fernando, Masaharu.
Storie ancora tutte da scrivere, che aspettano solo di essere lette.

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Ho superato le mie paure grazie alle mie aspirazioni.
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capitolo 06
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capitolo 07
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Jakub
Ho superato
le mie paure grazie
alle mie aspirazioni.
una storia di Hyoungtae
Yohan Kim
Hyoungtae
Yohan Kim

Nella sua prima vita, Hyoungtae Yohan Kim era un interaction designer di Seul. Poi, a 30 anni, ha deciso di dare un’opportunità al suo sogno di diventare fotografo e si è trasferito a Milano per cercare di realizzarlo.

Il cinema e la fotografia sono sempre stati la mia più grande passione. Ho mosso i primi passi in questo mondo grazie a una piccola macchina fotografica analogica; quando ero piccolo passavo pomeriggi interi nella camera oscura della scuola a sviluppare le mie fotografie.
Finiti i miei studi e dopo essermi laureato però ho preso una strada diversa e ho iniziato a lavorare come interaction designer.

Gradualmente ho perso il contatto con il mio sogno. È stato triste osservarmi in questa evoluzione.

Nella cultura asiatica non abbiamo molto tempo libero da dedicare a noi stessi e alle nostre passioni. Succede spesso che il lavoro si trascini anche fino a notte fonda o nel week end. Non mi rimaneva tempo per molto altro e la fotografia stava diventando poco più che un hobby.

Mi sono reso conto che non volevo rinunciare ai miei progetti, così sono venuto in Europa alla ricerca di una cultura che mi permettesse di realizzarli.

Alcune persone riescono a fare i conti con l’idea di mettere da parte i sogni dell’infanzia. Si convincono che sia naturale. Io no.

Per venire in Italia e poter stare più di qualche mese mi sono iscritto ad un master in interaction design, e sono stato abbastanza fortunato da riuscire a ottenere una borsa di studio.
Milano sembrava il posto perfetto: un centro nevralgico per la moda e il design, dove avrei trovato tutta l’ispirazione che mi serviva per i miei progetti.
Contemporaneamente, mi sono unito a un gruppo di fotografi che lavora in tutta Europa con cui poter condividere la mia passione e da cui poter imparare.

Scegliere di partire non è stato semplice.
Non sono più un ragazzo di 20 anni che può contare sull’aiuto degli altri e in molti, a partire dalla mia famiglia, mi hanno invitato a rifletterci bene. Non sarei stato certo il primo che viene in Europa inseguendo un sogno e finisce per perdersi.

Non c’è un’età in cui smettere di seguire i propri sogni ma, ovviamente, più cresci e più è difficile gestire il cambiamento.

Per vincere la paura provo a non pensarci troppo, è una questione di istinto.
Ciò a cui penso ora è la fotografia. Qui ho finalmente tutto il tempo per fare ciò che amo: quando scatto un paesaggio, resto in attesa per due o tre ore. Devo entrare in sintonia con il luogo e comprenderlo fino in fondo per riuscire a catturare l’emozione fuggente che sto cercando.
Aspetto un segno, e dai segnali che scelgo puoi capire chi sono, quale sia la mia storia.

Ogni foto è un successo per me. Ma quando riuscirò a vedere i miei scatti su una grande rivista o in una mostra, quella si che sarà una soddisfazione.

Qualche lavoro con dei magazine coreani lo sto già facendo. Insieme ad alcuni amici scrivo degli articoli in cui racconto come sia vivere qui.
Sento la mancanza della mia terra, delle cose che consideravo familiari in Korea, e sto cercando di trasformare questa sensazione in una storia sul tema della nostalgia, per trasmettere ai miei connazionali questo sentimento inafferrabile.

Malgrado la lontananza, essere in un luogo in cui posso seguire i miei sogni mi dà la forza di cui ho bisogno e so che le cose andranno sempre bene finché potrò scattare foto.
Come diceva lo studioso americano John Augustus Sheed:

Una nave nel porto è al sicuro, ma non è per questo che vengono costruite le navi.

Forse ora la mia vita è un po’ meno sicura, ma questa nave mi sta portando verso la mia prossima destinazione.

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